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GRUPPO TEATRO ANGROGNA - G.T.A.


IN CARTELLONE CHI SIAMO DICONO DI NOI SPETTACOLI MUSICA LA STORIA

IN CARTELLONE
Novità:

OLTRE IL   PONTE: RESISTENZE  E  COSTITUZIONE 
Come dice la canzone omonima, una delle tante riproposte in questo spettacolo, "Oltre il ponte" c’era non soltanto la libertà sognata dai Partigiani dopo anni di oppressione e di dittatura. C’era anche “tutto il bene del mondo”, ovvero la speranza di una società più giusta e solidale che troverà la sua massima espressione nella Costituzione del 1948. Ma a distanza di settant’anni, molti, troppi articoli dei suoi “Principi fondamentali” continuano ad essere disattesi. Da qui l’esigenza di nuove Resistenze: per la pace; per il diritto al lavoro, all’uguaglianza sociale ed alle pari opportunità; per respingere i nuovi fascismi che alzano i muri, muniscono i confini, selezionano i più deboli e ritornano a discriminare in nome della “razza”.

DIRINDINA LA MALCONTENTA 
Il GTA ritorna sul palcoscenico con un concerto di canti e musiche popolari, che spaziano per contenuti e forma dal tradizionale alla  canzone d’autore, dai canti di lavoro alle “courente” ballate nelle aie  nei giorni di festa. Apre la canzone che dà il titolo alla serata, una garbata denuncia della condizione di sfruttamento della donna; seguono  canti di lavoro e di emigrazione (Nebbia alla valle; L’Amarezza delle  mondine), di ironica discriminazione (I tre fratei in Fransa, La chanson  des gueux) e la celeberrima “Les trois cloches”resa famosa anni fa  nell’interpretazione di Edith Piaft e del gruppo “Les compagnons de la  chanson”. Vengono eseguiti anche brani originali, come quello dove si  racconta di un generale, di un ricco, di un politico e di un povero diavolo che si presentano al Giorno del Giudizio , e non mancano- secondo la consolidata tradizione del Gruppo- canti della Resistenza (Oltre il ponte, Moorsoldaten) e pacifisti (Un jour viendra).

QUANDO SI DICE DONNA 
Una proposta di spettacolo per il  2020, da verificare in prova aperta già quest’anno. Storie e canti di donne protagoniste della resistenza di ieri e di oggi, a cominciare dalle protestanti francesi rinchiuse nella Tour de Constance, ad Aigues Mortes presso Montpellier, con il motto “Resister” inciso sulla pietra della  prigione in cui per molti anni furono rinchiuse, come Marie Durand, per  la loro fede. Racconti e canti che , via via, arrivano fino ai giorni nostri, con le testimonianze drammatiche di chi continua ad opporsi alle  discriminazioni e alle emarginazioni.
Riproposte: gli spettacoli
Logo pradeltorno FINE DEL MONDO A PRADELTORNO
Nel piccolo villaggio dell'alta valle di Angrogna, già centro della resistenza valdese nelle guerre di religione del Cinquecento e del Seicento, una recita, scritta per ricordare nella sera del 21 dicembre 2012 (data prevista dalle antiche profezie Maya per la fine del mondo) le tante vere fini del mondo cui il borgo andò incontro nella sua storia, diventa l'occasione per un processo contro la guerra, contro tutte le guerre. La domanda di fondo della giullarata che conclude lo spettacolo rimane quella a cui fino ad ora nessuno ha saputo dare una risposta: come mai, su questa terra, continuiamo ad ammazzarci come mille, diecimila anni fa? E ancora: è possibile uscire dalla logica della guerra come mezzo di risolvere le controversie internazionali, progettando un'alternativa che ci porti fuori da questa logica, informando correttamente e ripristinando la verità?
Li Valdes LI VALDES
L'ormai collaudato spettacolo che ha girato il Piemonte, diverse regioni italiane, la Francia e la Danimarca e - nella primavera del 2013 - le comunità valdesi del Rio de La Plata in America Latina, viene riproposto sia nella sua versione integrale, con Silvana Rivoir, Marisa Sappé, Maura Bertin, Marta Pandolfi, Miriam Gallo, Erica Malan, Michelle Sanmory, Marco Rovara, Silvano Bertin, Piero Cironti, Samuele Lazzero, Claudio Raimondo, Remo Morel, Ettore Danna e Jean Louis Sappé, sia in un recital a due voci con Maura e Jean Louis .E’ una riflessione su temi universali, nei confronti dei quali non possiamo rimanere né indifferenti né passivi. E’ la storia di un popolo-chiesa, dalle persecuzioni alla concessione delle libertà civili; dalla forzata emigrazione – ieri come oggi- con tutto ciò che la accompagnano, ai drammi e all’inutilità della guerra; dalla forza della lingua madre e quella delle donne, alla voglia di libertà e al coraggio per conquistarla. Come nel teatro greco, le parole, i gesti ed il canto corale che rievocano la lunga e affascinante vicenda valdese, sono affidati alla sobria verbalità delle attrici e degli attori, ed alla sequenza dei canti, che fanno parte del patrimonio tradizionale raccolto e rielaborato dal GTA a partire dal 1972, l’anno di costituzione della compagnia.
IN CARTELLONE - ETOILES DES NEIGES ETOILE DES NEIGES
Un divertente spettacolo musicale, con canti e racconti della tradizione popolare delle valli valdesi e occitane, tratta da registrazioni dal vivo risalenti agli anni ’80 e ’90 del secolo scorso, ma anche, in buona parte, dai “Cahiers des chansons”, i “Quaderni delle canzoni” in cui un tempo venivano annotate le strofe da cantare durante le feste di nozze, all’osteria e – soprattutto- nelle lunghe veglie invernali d’antan. Una tradizione, quella dei quaderni, diffusa in tutto l’arco alpino, ma in modo particolare in quelle valli della provincia di Torino definite valdesi: la val Pellice, la val Chisone e la val Germanasca. E’ in questo territorio che è stato rinvenuto un gran numero di manoscritti, i più antichi dei quali risalgono al 1700, che concorrono a fornire un repertorio di oltre 400 testi legati ai temi dell’amore e della guerra, del lavoro e dell’emigrazione. Ma nei “Cahiers” capita anche di trovare, accanto ai momenti forti della vita famigliare, poesie, aneddoti e racconti, spesso esilaranti: come quelli che vengono riproposti nello spettacolo, dal “Malentandù” (il malinteso, l’equivoco legato alla interpretazione della sigla “W.C.”, da uno inteso come servizio igienico, dall’altro come la “White Chappelle”, la bianca cappella inglese), al racconto del militare valdese che ,sorpreso a scartabellare un mazzo di carte da gioco durante la funzione obbligatoria della messa, riesce a salvarsi dalla gattabuia raccontando della sua fede evangelica riassumendola attraverso i numeri e le figure delle stesse carte. O, ancora, il monologo in cui si racconta dello stupefacente viaggio e delle bizzarre avventure del sindaco di un piccolo villaggio alpino che si reca per la prima volta a Torino. Ma in “Etoile des neiges”, un dolcissimo canto savoiardo, non si ride soltanto, ma si protesta anche, come nella riscrittura di un canto tradizionale della cultura occitana, dove un asino fa testamento.
Avendo probabilmente ben presente la difficile e confusa situazione che ormai da anni sta vivendo l’Italia, l’animale destina parte della sua eredità ai politici disonesti e truffaldini, a cui lascia non solo le orecchie perché diano finalmente ascolto alla gente, ma anche una sonora scoreggia perché spariscano dalla faccia della terra.
Logo Donne Compagne Resistenti DONNE, COMPAGNE, RESISTENTI
Quando si parla della lotta di liberazione in Italia (1943-45) le donne, quasi sempre schive e avare di parole, sono generalmente escluse da un discorso che vede l’Uomo, il Partigiano, indiscusso protagonista. In questo spettacolo- recital il GTA - e non è la prima volta nella sua quarantennale storia- emerge invece la centralità della figura femminile, a indicare quali straordinarie varietà di significati possano rappresentare le testimonianze di ragazzine come Cecilia e Renette, che a 16-17 anni decidono di entrare nella Resistenza impegnandosi nel rischioso incarico di staffette; di giovani operaie come Ida e “Cita”, che sfidano il divieto di scioperare imposto dal regime. E come “Maria” e “Mamma Togni” le quali - a differenza di molti dei loro antichi compagni di banda che dopo la Liberazione volgeranno le spalle a quei valori di uguaglianza, di giustizia e di libertà vagheggiato in montagna- continueranno a impegnare giorno dopo giorno la loro passione per portare avanti il sogno onesto e buono di quel rinnovamento sociale soffocato purtroppo dopo il 25 aprile.
logo Vich VICH NELLA
PRIMA GUERRA MONDIALE

Nel febbraio 1983 un contadino di Angrogna, Luigi Buffa, detto Vich, classe 1893 viene nella pluriclasse del Capoluogo in cui insegna Jean Louis Sappé, a raccontare la sua storia di alpino nella “Grande Guerra”. Una testimonianza sconvolgente, alla Remarque e alla Emilio Lussu, che evoca un conflitto immane, che di “grande” in realtà di grande ebbe soltanto il profitto degli industriali, l’elevato numero dei morti, e la sofferenza di tutti.Il racconto, riportato al ciclostile sul giornalino di classe, fa il giro della valle e qualche anno dopo verrà riproposto in una collana didattica curata dalla SEI sotto il titolo “L’altra storia”. Nel 2014, a margine della ricorrenza del centenario dello scoppio della prima guerra mondiale, il GTA fa di questo testo il filo rosso dello spettacolo teatrale “ Vich nella prima guerra mondiale”, integrando la testimonianza del soldato angrognino con canti e altri documenti antimilitaristi e contro la guerra. La conclusione dello spettacolo, estremamente attuale, è, nella tradizione del GTA, provocatoria: chi era, chi è il nemico, quello vero? Il soldato che sta nella trincea opposta e che combatte anch’egli senza sapere il perché, oppure coloro che, da una parte e dall’altra, questa e tutte le guerre hanno voluto, per il loro particolare interesse? Di questo spettacolo, ancora in cartellone, è stato tratto il recital “Trincee” con Maura e Jean Louis Sappé.
Riproposte: i recital
Logo Migranti MIGRANTI 
Dall’Unità d’Italia in poi, non meno di 30 milioni di italiani hanno abbandonato definitivamente il nostro paese. E’ un fenomeno che per vastità, costanza e caratteristiche non trova riscontro nella storia moderna di nessun altro popolo europeo. Un fenomeno, causato dall’incremento demografico e dalla miseria economica, che ha colpito in particolare tutte le aree agricole italiane. Valli valdesi del Piemonte comprese, quando, a partire dal 1848 con l’ apertura dell’antico ghetto tra i monti dove per secoli erano stati rinchiusi i valdesi, si assisterà a una emigrazione di rilevanti proporzioni. La prima ondata si dirigerà soprattutto nella vicina Francia, ma anche in quella parte di Svizzera che 160 anni prima aveva accolto uomini e donne, vecchi e bambini scampati al massacro e poi alle prigioni del Duca di Savoia. Ma poi, così come nel resto d’Italia, molto più rilevante e caratteristica sarà l’emigrazione oltre Oceano, che nel giro di quarant’anni porterà quasi un terzo della popolazione delle Valli in Uruguay e in Argentina.
E’ da qui che inizia la nostra storia, basata anche questa volta su documenti, canti e testimonianze di un tempo, per poi arrivare via via ai giorni nostri, quando sono altri popoli di diseredati a dover scappare dalla fame, dalla guerra e dalla dittatura, cercando di raggiungere, chi a piedi, chi su pericolanti barconi, questa Europa cristiana, sempre più immersa nella xenofobia, che non li vuole e li ricaccia.

Logo Josué Janavel 2017 JOSUÉ JANAVEL
L’intrigante vicenda di Josué Janavel (1617-1690), contadino di Rorà e
 leader della Resistenza valdese del Seicento, rivive in questo racconto a  due voci, contrappuntato da canti della tradizione popolare. Josué, il  giorno di Pasqua 1655, reagisce al massacro della sua gente operato  dalle truppe sabaude. improvvisando una guerriglia ante-litteram, oggi  diremmo alla Che Guevara: la sua banda,poche decine di uomini male  armati, riesce con intelligenza e abilità a respingere le soldataglie ducali  al comando del Marchese di Pianezza. “Le Pasque piemontesi”  scateneranno l’indignazione delle potenze protestanti europee, e costringeranno la duchessa reggente Maria  Cristina a mettere fine al genocidio. Ma dopo la concessione delle  “Patenti di Grazia” con le quali Madama Reale accorda il suo “perdono”  ai sudditi ribelli, le clausole dell’accordo non verranno rispettate,  costringendo Gianavello a riprendere la guerriglia, con attacchi e sabotaggi cui la repressione sabauda risponderà con inusitata violenza.
 Le popolazioni delle Valli sulle quali ricade il peso della guerra contro i  cosiddetti “banditi”, ovvero Gianavello e i suoi uomini che nel frattempo sono stati messi al bando, si distaccherà progressivamente  dai suoi partigiani. Qualche anno dopo, nel 1665, Gianavello sarà  costretto all’esilio, dove gestirà una modesta bettola in un quartiere  popolare di Ginevra, e metterà per iscritto le sue “ Istruzioni” , un vero
 e proprio manuale di guerriglia, con una serie di consigli pratici per una  difesa efficiente delle Valli. Il recital, tratto dallo spettacolo “A la brua!  Un grido di libertà” (1990), ripercorre le tappe essenziali dell’intrigante  vicenda di Colui che in seguito verrà soprannominato “ Il leone di Rorà”.

Logo Ettore Serafino ETTORE SERAFINO
Un recital tratto dall'autobiografia dell'avvocato pinerolese (1918-2012), da tenente degli alpini sul fronte occidentale e nella campagna di Grecia, alla scelta di combattere il nazifascismo, prima in val Pellice e poi in val Chisone, dove diventerà comandante della 44.ma Divisione Autonoma "Adolfo Serafino". Un racconto di straordinaria efficacia, da cui traspare la profonda fede evangelica del protagonista e l'amore per la libertà.
Jean Louis Lutero MARTIN LUTERO
Un recital a due voci, della durata di tre quarti d'ora, scritto in occasione delle celebrazioni dei 500 anni della Riforma protestante, che racconta i momenti salienti del grande teologo tedesco, con la sua energia profonda, ma anche con i suoi errori e le sue debolezze.
IN CARTELLONE - LOMBARDINI JACOPO LOMBARDINI,
UN MAESTRO DI LIBERTÀ

La straordinaria vicenda di Jacopo Lombardini, il maestro evangelico toscano esule volontario nelle Valli Valdesi del Piemonte, che dopo l'8 settembre 1943 sale in banda sulle alture della Val d'Angrogna, come commissario politico delle formazioni "Giustizia e Libertà". Arrestato nel marzo del 1944 in alta val Pellice durante un rastrellamento, viene condotto alle Carceri Nuove di Torino e torturato. Rinchiuso nel campo di concentramento di Fossoli, in Emilia, verrà poi trasferito nel lager di Mauthausen, dove passerà per il camino nella notte tra il 24 e il 25 aprile 1945. Il recital comprende letture, canti e testimonianze.
IN CARTELLONE - BIANCA BIANCA: una, cento donne nella resistenza
Un racconto tra fantasia e realtà, basato in larga misura sulle testimonianze di staffette e di partigiani combattenti, e riassunto nella storia emblematica di “Bianca”, dal suo ingresso nella scuola fascista degli anni Trenta, alle adunate del regime dove si trova a dover sostituire il grembiulino con il colletto bianco inamidato con una sorta di divisa militare; dall’adolescenza nella comunità valdese dove il pastore al culto prega per il duce, alla tragedia della seconda guerra mondiale, fino alla scelta di entrare nella Resistenza e di combattere per la libertà. Una storia della durata di 50 minuti, inframmezzata da canzoni e da letture di testimonianze e documenti originali dell'epoca, rivolta in primo luogo agli studenti delle scuole medie e superiori, ma nella quale si possono ovviamente riconoscere tutti coloro- uomini e donne- che di quegli anni furono in qualche modo protagonisti, e nella quale la conservazione della memoria rispetto alla esperienza pregnante della Resistenza si unisce al dialogo fra le diverse generazioni.
IN CARTELLONE - L'ALTRASTORIA L'ALTRASTORIA
Settant’anni di contro- storia italiana, dalla “Grande guerra” alla Costituzione Repubblicana, riletti “ dal basso “ attraverso canti popolari e testimonianze di chi ne fu, spesso senza neanche rendersene conto, umile protagonista Si comincia con “l’inutile strage” della grande guerra, in cui di “grande” c’è soltanto la follia di chi la volle e il numero dei morti. Poi c’è il fascismo, con la sua prepotenza e la sua folle seduzione delle masse, perché la realtà era ben diversa:i 700 mila fuorusciti, i tribunali speciali, la mancanza di lavoro, la spaventosa guerra di Russia,con le tradotte lunghissime all’andata, e pochi vagoni al ritorno dei superstiti. E infine la Resistenza e la Costituzione repubblicana: le poche pagine liete di una storia in gran parte infelice.

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telefonate al +39 0121 953026
oppure scrivete un e-mail a:  teatroangrogna@yahoo.it